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LA SACRA SPINA
NEL PALAZZO DUCALE DI BOVINO

 Nella Cappella Gentilizia del Palazzo ducale di Bovino, della nobile Famiglia Guevara, da secoli si conserva una delle Sacre Spine della corona che cinse il capo di Gesù. Da un interessante articolo di Carlo Gaetano Nicastro[1], ripreso, successivamente, anche da altri autori locali, attingiamo utili e significative informazioni a riguardo, che riportiamo nella loro essenzialità: la Sacra Spina è racchiusa in un’ampolla di cristallo, contenuta, a sua volta, in una teca che è incastonata alla base di una croce argentea, cosparsa di ben 51 reliquie tra le quali vi è pure una particella della porpora di Gesù Cristo, un po’ di terra bagnata  col sangue del Redentore ed un pezzetto di velo di Maria Vergine. La Croce è di fattura mirabile, specie la base di puro stile “Rinascimento”, sulla quale spiccano quattro puttini a getto che sostengono gli strumenti della Passione. Questo prezioso reliquiario cruciforme si conserva in una maestosa Edicola che contiene altresì frammenti di ossa di altri Santi[2], in piccole urne di legno e cristallo, nonché il collare di San Carlo Borromeo, con autografo, un osso del corpo di San Marco di Eca, porzione del cranio di S. Marco Africano, la manna di San Nicola, i resti sacri del corpo di San Bonifacio, quest’ultimi ricevuti in dono dall’Eminentissimo Cardinale Cybo, ed altri preziosi frammenti sacri.

Ignorasi chi donò ai Guevara, duchi di Bovino, tali reliquie e la Sacra Spina specialmente. Un antico manoscritto così si esprime: “Detta Casa di Bovino si vede arricchita non tanto di beni terreni, ma anche di tante Sante Reliquie donatele da Sommi Pontefici e da molti Cardinali suoi parenti ed amici”. La Casa ducale dei Guevara fu, infatti, imparentata con Principi della Chiesa, Regnanti e con i Papi Gregorio XIII e Innocenzo VIII.

Il popolo di Bovino ha sempre avuto per l’insigne reliquia un singolare culto ed una fede inesauribile. Per antica consuetudine, soprattutto in passato, in occasione di gravi epidemie o di persistenti siccità, dannosa ai raccolti, la Sacra Spina veniva portata processionalmente per le vie del paese, per essere poi depositata in una delle chiese della cittadina, per la celebrazione di un triduo propiziatorio. E mai è venuto meno l’aiuto divino. Anzi, per ben due volte, ricorda sempre il Nicastro, in una spaventosa epidemia colerica ed in una pericolosa malattia del duca G.B. di Guevara, Senatore del Regno (1881), essa manifestò evidenti segni prodigiosi: la comparsa sulla sua base o ceppo di piccole efflorescenze biancastre. In proposito, lo stesso articolo riporta la notizia di un altro prodigioso evento verificatosi durante la Settimana Santa dell’anno 1932. Così scrive l’autore dell’articolo: “ …Per la immensa devozione adunque che il popolo bovinese nutre verso la Sacra Spina, quest’anno coincidendo la festa dell’Annunziata col Venerdì Santo, essa fu trasportata venerdì mattina nella chiesa che dell’Annunziata porta il titolo, per poterla più degnamente venerare. Il giorno precedente fu convocata, allo scopo di esaminare lo stato della reliquia, un’apposita Commissione che constatò sul ceppo della Sacra Spina l’esistenza di tre piccole gemme bianche. Il Venerdì, nel pomeriggio, incominciarono ad apparire sul piccolo ceppo altri puntini biancastri, appena percettibili … sabato, al mattino, le gemme erano evidentissime, perché più ingrandite. Ciò indusse il Rettore Spirituale a riconvocare i membri della Commissione, i quali, dopo scrupolosissime e individuali osservazioni eseguite sulla reliquia, ad unanimità dichiararono che le gemme non erano più tre ma cinque. Il prodigio della rifioritura della “Spina Sacra” si era miracolosamente verificato. Dell’accaduto si redasse apposito verbale, con entusiasmo sottoscritto dalla intera Commissione. E quando il medesimo fu letto al pubblico, che pregava in chiesa, fu un vero delirio”. Fin qui Carlo Gaetano Nicastro. L’auspicio è che la Sacra Spina, inequivocabile affermazione di fede della nostra comunità, oggi rinchiusa nella Cappella ducale, recuperi presto la sua “visibilità”, per essere “restituita” al culto e alla venerazione del popolo bovinese e ad essa affidarsi per ritrovare la forza e la speranza che sorressero le passate generazioni[3].

A.G


[1]La Sacra Spina del Redentore nell’oratorio del Castello ducale di Bovino”, articolo pubblicato sul quotidiano “ROMA” del 2/4/1932.

[2] Si tratta delle reliquie di S. Vittoria, S. Elodia, S. Simplicio, S. Giuliano, S. Costanzo, S. Onorato, S. Vincenzo, S. Pia, S. Vittorio Papa, S. Faustino, S. Celestino Papa, S. Germano, S. Eusperia, S. Fortunato, S. Antero.

[3] Di recente, la Santa Spina è stata esposta alla “Mostra delle SS. Spine”, realizzata per il Convegno Internazionale “Le Spine: sofferenza umana - divina e testimonianza di una passione d’amore per l’uomo”, tenutosi ad Ariano Irpino nei giorni 6-7-8 aprile 2000. Unitamente al prezioso reliquiario di Bovino sono stati esposti i reliquiari di Andria, Ariano, Avellino, Aversa, Bagnoli Irpino, Bari, Cusano Mutri, Giffoni, Lagonegro, Montefusco, Napoli, Roma e Torella dei Lombardi.

 

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