Eventi & News
 

>>Notiziario

  >>Pro Loco >>Scrivici

 

Alle radici della fede della Daunia cristiana

 Secondo le scarse notizie e racconti della tradizione, il vescovo e confessore S. Marco di Eca (l’antica Aece) visse tra la fine del III e i principi del IV secolo dell’era cristiana, in piena transizione costantiniana dalla Roma pagana all’impero cristiano. Un dato cronologico documentato è infatti il titolo di “confessore” attribuitogli dal Martyrologium Hieronimianum, attribuito a S. Girolamo, un elenco che a partire dal V secolo proponeva all’intera Chiesa la raccolta delle memorie dei martiri e confessori, in particolare italiani. Egli fu verosimilmente consacrato dal papa s. Marcellino (296-304), in qualità di metropolita dell’Italia suburbicaria. Tale elenco venne poi rivisto nel 1584 dal papa Gregorio XIII, eliminando molti nomi la cui venerazione era venuta a cadere e la cui identità risultava incerta; venne approvato quindi il nuovo Martyrologium Romanum, in cui si conservò anche il nome di S. Marco di Eca. La recente edizione del Martyrologium, voluta nel 2001 dal papa Giovanni Paolo II, ha dovuto tralasciare moltissimi santi locali, tra cui il nostro, salvo poi reinserirlo nell’edizione 2003 con memoria al 5 di novembre. Si è peraltro conservata per il 7 ottobre la memoria di s. Marco martire e papa di Roma, morto appunto il 7 ottobre 336, il cui ricordo si è in parte sovrapposto a quello del vescovo di Eca. Al di là della storicità del personaggio, che dalle fonti risulta quindi certa ma assai approssimativa, l’interesse della figura di s. Marco è determinato proprio dal culto a lui prestato dalla Chiesa di Bovino, la cui cattedrale acquistò onore e considerazione proprio dalla presenza delle reliquie del santo confessore, la cui traslazione a Bovino veniva anticamente celebrata in una data distinta dalla festa del 7 ottobre (l’ultimo di maggio, poi la prima domenica di giugno). Né Troia, né Lucera hanno mai avanzato pretese sul corpo del santo, la cui presenza a Bovino risale all’alto Medioevo: i bollandisti (storici delle canonizzazioni dei santi) ritengono verosimile che la traslazione sia avvenuta poco dopo l’anno 750, quando, distrutta Eca al pari di altre città della Daunia (in conseguenza della guerra tra il duca longobardo Grimoaldo di Benevento e l’imperatore bizantino Costanzo, a partire dall’anno 663), o gli abitanti superstiti, per mettere in salvo le sacre spoglie del santo vescovo, le avranno affidate a Bovino, o i cittadini stessi di Bovino, dopo la distruzione di Eca, le avranno trasportate essi medesimi nella loro città, che probabilmente faceva parte della diocesi di Eca, e con la quale s. Marco dovette avere rapporti pastorali. Si conservano peraltro diverse versioni e racconti circa la vita del santo e la sua traslazione a Bovino, tramandate in vario modo dall’agiografia e dalla devozione popolare.

La popolarità delle virtù del santo e la fama dei suoi miracoli indussero i fedeli a edificare in suo onore la bella chiesa romanica che ancora oggi ammiriamo, secondo l’uso altomedievale che vedeva il popolo stesso adoperarsi per fare della gloria e della memoria dei santi la testata d’angolo della propria chiesa locale (un esempio clamoroso si ha con la traslazione delle reliquie di s. Nicola di Bari). Il tempio fu dedicato il 18 maggio 1197, come risulta da un documento del tempo, inserito in una delle monumentali Bibbie del Capitolo della cattedrale di Bovino (oggi alla Biblioteca Apostolica Vaticana, dopo essere state donate nel 1897 al papa Leone XIII). La costruzione peraltro va fatta risalire a un periodo più antico, come provano alcuni elementi architettonici venuti alla luce durante il restauro successivo al terremoto del 1932. Notevole la facciata romanica con il portale e la lunetta che reca l’arcaica figura di s. Marco, raffigurato in abiti pontificali, in mezzo a due diaconi. A questa chiesa antica, oggi nota come “Cappellone” di s. Marco, fu poi affiancato il corpo a tre navate della cattedrale, dedicata alla Beata Maria Vergine Assunta in cielo. Il Cappellone inoltre è ornato di un grande altare settecentesco, sotto il quale sono conservate le gloriose spoglie del santo, costruito per la munificenza e la devozione del beato vescovo di Bovino Antonio Lucci (1728-1752), anch’egli ivi sepolto. La devozione a s. Marco, che si esprime in tutta la sua ricchezza nella festa del 7 ottobre, si inserisce in un intenso periodo di celebrazioni bovinesi, che a partire dalla festa del 29 agosto della Madonna di Valleverde giunge fino alla seconda domenica di ottobre, con la festa del martire s. Celestino. In questo periodo il paese si “rigenera” spiritualmente, e in parte anche materialmente, in quanto si raduna buona parte della popolazione residente a Foggia e dintorni o emigrata in posti più lontani. La speranza è che la protezione dell’antico vescovo santo illumini il futuro non solo della città, ma anche di tutta la Chiesa locale di Foggia-Bovino, di cui s. Marco è patrono principale. 

Don Stefano Caprio

 

Torna indietro

 

Copyright prolocobovino.it