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LA CATTEDRALE DI BOVINO

Un miracolo di sobrietà e purezza romanica

La Cattedrale dell’antica Diocesi di Bovino, dichiarata Monumento nazionale nel 1890 ed elevata a dignità di Basilica Minore da papa Paolo VI nel 1970, è dal 1986 Concattedrale dell’Arcidiocesi Foggia-Bovino. Dedicata a S. Maria Assunta, sorge su una bellissima piazza pavimentata in pietra lavica e colpisce subito per la sobrietà dello stile romanico che ne caratterizza la facciata. I materiali di cui è costituita fanno riferimento essenzialmente a due epoche diverse: l’una quella della sua costruzione (VIII secolo), l’altra quella del suo ampliamento (XIII secolo).

            All’VIII secolo risalgono alcuni manufatti e frammenti scultorei dell’interno che attestano l’esistenza della chiesa sin dai tempi altomedioevali, in un momento caratterizzato dai legami con la Diocesi di Benevento e dalla presenza dei Longobardi in gran parte della penisola. Degne di nota sono in particolare le cosiddette mensole di Daniele, poste sulle colonne che fiancheggiano l’altare maggiore, e le transenne lucifere, disposte sulla parete della navata laterale destra.

            Un secondo gruppo di testimonianze rimanda invece all’epoca della ristrutturazione e dell’ampliamento della Cattedrale i cui lavori furono iniziati dal vescovo Roberto e furono portati a termine nel 1231 dal vescovo Pietro. Architetto fu il maestro Zano, originario della Gallia, che aggiornò lo stile secondo i gusti del gotico transalpino e diede al tempio quella serenità architettonica, tipicamente romanica, che ancora oggi possiamo ammirare. Egli seppe riutilizzare armoniosamente il materiale scultoreo della costruzione precedente e alcuni manufatti di epoca romana, tra i quali degna di nota è una vasca circolare anticamente adibita a misura pubblica per la vendita di granaglie e adattata poi a fonte battesimale.

            Oggi è soprattutto la facciata a testimoniare quel cambiamento di gusto cosi vicino ai modelli gotici transalpini, diffusi nel nostro territorio dalle maestranze sveve di Federico II. Formata di conci di pietra perfettamente squadrati e messi insieme con pochissima calce, essa si presenta con un prospetto singolarmente asimmetrico. Il portale centrale è costituito da un arco ogivale decorato con motivi zoomorfi, tipici del nuovo indirizzo artistico del XIII secolo. Il portale laterale destro presenta anche se in tono minore, le stesse caratteristiche di quello centrale, mentre nel portale di sinistra si può ammirare una lunetta monolitica pregevole per il bassorilievo raffigurante il Cristo benedicente con Vangelo e per l’iscrizione del 1231 che attribuisce il completamento del Duomo al vescovo Pietro sotto la direzione del maestro Zano. Un altro elemento di spicco della facciata è il Rosone. Esso è costituito da tre cornici circolari, di cui quella interna, in pietra calcarea, è ornata con tralci, quella mediana è a dentelli alternati, mentre quella esterna, sporgente, propone, come modelli decorativi, foglie lanceolate con l’estremità appuntita ed è sorretta da due colonne tortili poggianti su leoni accosciati.

            Degno di nota, all’interno è il Coro ligneo, posto dietro l’altare maggiore e fatto costruire agli inizi del ‘600 dal vescovo Paolo Tolosa. Esso è costituito da 16 stalli e dalla sedia vescovile su cui è raffigurato il Cristo benedicente e un serpente che fuoriesce da un calice.

            La Cattedrale, arricchita dal ‘600 in poi di altarini laterali e oggetto di pesanti interventi di manutenzione nel corso del ‘700, è stata restituita alla sobrietà dello stile romanico dall’architetto Ceschi che diresse i lavori di restauro dopo il terremoto del 1930. E’ cosi possibile, oggi, ammirare la purezza delle linee delle tre navate coperte a capriate in legno e suddivise da due file di quattro colonne monolitiche. Sobrietà e purezza di stile rimandano ai valori evangelici di essenzialità e di candore interiore e conferiscono una maggiore profondità alla riflessione e al rapporto con Dio.

Pompeo D’Andrea

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