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Nel cuore del
centro storico, che ricalca l’estensione planimetrica della
città romana, si erge sobria e imponente la basilica Cattedrale.
In stile romanico pugliese, con chiari elementi bizantini, ha la
facciata attribuita ad un architetto gallico di nome Zano, che
la costruì nel 1231 su commissione del vescovo Pietro I. Ne dà
notizia l’epigrafe contenuta nella lunetta del portale di
sinistra, ai lati del busto del Cristo benedicente. L’ingresso
principale è delimitato da due piedritti, che sorreggono due
mensole con motivi floreali scolpiti nella pietra calcarea, e da
un ampio archivolto a sesto acuto con cornice decorata a
palmette continue, che si imposta su due mensole con elementi
floreali e zoomorfi. Anche il portale di destra è sormontato da
un arco a sesto acuto con una cornice a foglioline intagliate
nella pietra.
Il tetto che
sovrasta le navate laterali, più basso di quella centrale, è
asimmetrico. Questo involontario errore di progettazione, che la
rende piacevole all’occhio del turista e grottesca a quello di
un tecnico, va attribuito all’architetto Ceschi, che ridonò alla
chiesa il suo originario splendore, violato dal terremoto del
1930. Risultato eccellente di questo intervento è il rosone
delimitato da una fascia con tralci e racemi intrecciati e da
una doppia cornice aggettante a dentelli alternati e foglie a
sima, quest’ultima poggiante direttamente su colonnine tortili e
leoni stilofori. Al centro del rosone, si staglia su vetro la
figura del Cristo Pantocratore, eseguita dal pittore siciliano
Zagami nel 1936.
Nella parte
sommitale, un bue, dalle corna mozzate, domina l’intera
facciata.
L’interno si
presenta a croce latina con la navata centrale doppia sulle
navate laterali e con presbiterio rialzato da gradini. Le
colonne, tutte in granito, provengono probabilmente da edifici
romani. Esse hanno differente altezza, alla quale si è sopperito
con l’impiego di basi di dimensioni e fattura diversa (capitelli
e pulvini romani reimpiegati). Le campate sono scandite da una
successione di archetti a tutto sesto che si impostano
direttamente sui capitelli corinzi e ionici, di cui alcuni
reimpiegati e altri riferibili all’VIII-IX secolo. Oltre ai
capitelli, all’interno della chiesa, incastonati nei muri
perimetrali, si conservano altri elementi di arredo
architettonico (tre transenne lucifere, frammenti di plutei
decorati con motivi a rilievo, una colonnina di chiusura del
transetto), che assieme a numerosi altri, recuperati dal Ceschi
e oggi conservati nel Museo Civico, possono confermare la
presenza di un edificio di culto già in età altomedievale,
probabilmente in concomitanza con l’affermazione della diocesi
di Bovino. Precedenti alla chiesa romanica sono una fonte
battesimale, ricavata da una grosso mortarium romano in
pietra su un capitello ionico capovolto e le colonne che
descrivono l’arco absidale con le mensole istoriate (Daniele
nella fossa tra i leoni, due cervi ai lati di un kantharos, due
colombe con ramoscelli di ulivo ai lati di una croce, un grifo
presso una fonte).
La basilica non si
chiude, come di consueto, con un’abside. La parte superiore
della parete è completamente coperta dalle canne dell’organo,
che inglobano il dipinto degli anni Venti riproducente l’Assunta,
copia della tavola del Tiziano, alla quale è titolata la chiesa.
Nella parte bassa della parete e sulle due adiacenti, corre un
coro ligneo, voluto dal vescovo Paolo Tolosa nel 1613. Una fonte
di notevole importanza per la storia di questo monumento è
rappresentata dall’epigrafe del 1703, posta al lato dell’altare,
che ricorda di celebrare il 15 ottobre di ogni anno una messa in
suffragio di Roberto di Loretello, signore di Bovino fino al
1182 e probabile sostenitore materiale dei lavori di questo
edificio liturgico.
Una scalinata,
aperta sul transetto della basilica, permette l’accesso diretto
al cosiddetto “Cappellone” di San Marco. La chiesa,
originariamente autonoma, presenta anche un portale monumentale,
che dà sull’esterno, con la lunetta riproducente in bassorilievo
S. Marco di Aecae, con mitra e pastorale, tra due
diaconi, che reggono la suppellettile liturgica. L’edificio
venne realizzato nel 1197, come attesta un’epigrafe datata al
1703, forse in occasione dell’arrivo in città delle reliquie del
Santo, da allora venerato come Patrono del paese. L’interno è a
navata unica, chiusa da un ampio presbiterio, sormontato da una
cupola. Sulla parete di fondo un altare barocco, su cui domina
una tela settecentesca, custodisce le ossa di San Marco,
riprodotto in un prezioso busto di scuola napoletana della fine
del XVIII secolo. Questa chiesa ha rivestito anche il ruolo di
“cimitero dei Vescovi”, per aver ospitato le tombe monumentali
di alcuni dei più importanti vescovi, che ressero l’antica
diocesi di Bovino.
Da qui si
raggiunge anche il campanile, che al primo piano, oltre a
colonne e capitelli di età romana e altomedievale, custodisce
un’epigrafe, attribuita al vescovo Oddo, che occupò la sedia
vescovile tra la fine del X e la metà del secolo successivo.
Simone Schiavone
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